13 febbraio 2004
Miti & Mondezza
mais quel scandale, bea!
bisogna avere un caos dentro di sé per generare una stella
Nietzsche
[da Una Donna Per Amico]
Domenica 7 mattina, altro incubo altro regalo.
Mio marito con dolori lancinanti, penso subito all'ernia strozzata.
Stefano doc Amati, reperibilità anche festiva anche notturna anche ferragostiana anche sempre sentenzia tranquillo: ernia, pronto soccorso.
Mi si blocca lo stomaco, le gambe non camminano, ci metto due ore a trovare in me la forza per andare al pronto soccorso del Sant'Eugenio,
dieci volte che ci sono passata, dieci brutte esperienze.
Non ho paura della malattia, ho buoni medici e sacri scienziati.
Miti insomma, miti veri.
Madre Ragion Pura non mi permetterebbe mai di offenderla mitizzando feccia umana.
Ho paura della mondezza.
Arriviamo al pronto soccorso, il solito impiegato lemme lemme presenta il modulo.
IL MODULO DA RIEMPIRE A UNO CHE SI TRASCINA PER TERRA URLANDO DAL DOLORE!!!!
C'ero partita con l'ascia di guerra, qualcuno al mio fianco pietosamente riempie il modulo prima che lo ficchi da qualche pertugio del mondezzaio di turno, ci mandano in sala 3.
Nessuno si sogna di accompagnare il paziente in barella, dobbiamo farcela da soli, mi viene da vomitare.
Ma arrivo al traguardo della scrivania del medico di turno.
E ancor prima di stramazzare al suolo eccoti il secondo numero, altra mondezzaia, altro regalo.
L'INFERMIERA!
Mi caccia sgarbatamente.
Ammè.
C'ero partita con le madonne, gliel'avevo giurata al Sant'Eugenio.
Riapro delicatamente la porta che la subumana m'ha delicatamente chiuso in faccia e m'avvicino alla scrivania del medico di turno, un bravo ragazzo, lui.
LEI COSA VUOLE, CHI E' LEI, DEVE USCIRE!
Provo a dire che
LEI COSA VUOLE, CHI E' LEI, DEVE USCIRE!
Cos'è, un nastro registrato?
Ringhio: sono la moglie; ringhio ancor più assassina: e il suo medico personale.
Non volevo millantare credito, l'anamnesi di quel povero marito mio la faccio sempre io col medico di turno perchè se lo lascio solo rischia di vedersi amputato il piede al posto di quella povera signora, tant'è la sua paura.
Il mio è un modo di dire tra l'ironico e il disperato.
La subumana si calma e scortesemente avverte il medico di turno che io sono una collega.
Alleluia subumani!
Il dottorino è bravo e cortese, chiama immediatamente un chirurgo e intanto provvede a tamponare un po' il dolore.
Scende il chirurgo, tranquillo, veloce, cortese, di quelli che ti mettono fiducia subito.
E' l'ernia, sta per strozzarsi.
Ce l'ha da dieci anni mio marito quella bestia lì, ci andava a lavorare al Palaeur fingendo che non ci fosse, lui la chirurgia mai, non li hanno presentati, sembriamo io e l'hardisk, si odiano, fiducia niente.
Ma un mitico Francesco Gammarota chirurgo dell'emergenza della ASL Roma C si siede vicino a lui, lo tranquillizza, pacatamente gli spiega,
lo fa ragionare, gli racconta i pro che non ce ne sono e i contro che ci sono tutti e finalmente mio marito si convince, è
ricovero immediato, è intervento urgente, oggi, adesso, now.
Gli butterei le braccia al collo al Gammarota per quanto è stato bravo, mio marito non s'è mai lasciato convincere da nessuno, mai in 36 anni che lo conosco.
Ma subito mi metto nei suoi panni e mi sento male per lui, quattro interventi al cervello sono stati una passeggiata per una come me, c'erano Skrap o Casasco, che cazzo mi fregava.
E in dieci anni ci si abitua a tutto.
Anche a vedersi gettare sui piedi lo straccio per lavare in terra dal secondino di turno perché gli passi nel corridoio che ti stai pisciando sotto dal Lasix, mentre lui indegnamente sta fingendo di lavorare.
E mi dicevo, semicieca, epilettica, disperata: stringi i denti bea non mollare non dargliela vinta, crepa più tardi ma non davanti a questo bastardo.
Tutte le mattine era così, uno stillicidio durato mesi.
Al Policlinico invece, Neurologia Seconda, era toccata a mio marito.
Semiparalizzato in faccia per una miastenia gravis, incapace di masticare, i subumani gli sbattevano sul tavolino spezzatino e piselli o fettine immasticabili.
Invano i medici missionari, gente che oggi vorrei pubblicamente ringraziare, un reparto diretto da una mitica dottoressa Ada Francia che peraltro in quel frangente s'è occupata anche della mia ciclotimia, invano questa gente di trincea, veri eroi del quotidiano, esortavano il personale paraculo più che paramedico a segnare per mio marito un vitto più delicato. Niente da fare, me lo portavo da casa e vaffanculo.
Scriverò un libro bianco sul personale paraculo paramedico soprattutto subumano degli ospedali romani, e lo farò mangiare a Sirchia a pezzetti, lui e i suoi privilegiatissimi centri d'eccellenza del cazzo.
Torniamo al Sant'Eugenio. Intervento perfetto, l'anestesista Paola Mastrofrancesco, una ragazza bellissima quanto di maniere delicate evita l'anestesia totale optando per l'epidurale, mio marito esce dalla camera operatoria con la capoccia dritta giusto per impicciarsi come al solito, E' tutto contento, mi dice: so' bravi!
Il terzo dell'equipe di Gammarota è Valter Lombardi.
Per mezzo intestino di fuori sceso giù fino al testicolo.
So' bravi!
In camera, alle ventuno ripassa Gammarota a vedere come sta il paziente, mi chiedo come madonna faccia a stare ancora in piedi, io non ho fatto un cazzo e vorrei solo sbracarmi per terra, disconnettere il mondo e dormire.
Non ci penso nemmeno, salutato il chirurgo dal volto umano so bene cosa ci aspetta.
I subumani, gli infermieri di merda, il personale paraculo paramedico.
Però non si vedono e non si sentono, restiamo lì in parecchi a far compagnia al malato e mentre si ride si chiacchiera si cazzeggia per tenerlo su mi chiedo come mai così buoni... boh.
Resto da sola, lui dorme io no.
All'una le voci si spengono e le luci anche, un silenzio assoluto e abbastanza inquietante.
Alle tre mio marito comincia a presentare chiari segni di allergia da qualcosa, è improvvisamente gonfio, rosso sul volto, non mi piace. Mi faccio avanti e indietro tutto il corridoio per chiamare qualcuno.
Niente di niente, il silenzio più assoluto.
Invano cerco la camera degli infermieri, di solito per quanto bastardi c'era dappertutto. Magari ti rispondevano male, però c'erano sempre in qualche cazzo di camera a parlare di calcio e a farsi il caffè.
A Udine la camera degli infermieri era il mio passatempo notturno, là si viveva, si fumava, si raccontavano piccole e grandi storie di vita, si facevano gli astri, a NeuroFreude di Udine Lucia ci faceva gli spaghetti con le vongole, a noi e al neurochirurgo di turno, eravamo una famiglia.
Poi dice che questa non è Roma ladrona.
No, peggio, è Roma mignotta come tutte le mignotte che la abitano e magnaccia come tutti i magnaccia che la abitano.
E' la capitale di chi non ha voglia di fare un cazzo e vuole vivere di rendita inculandosi il mondo.
Nessuno, il silenzio di quel reparto mette paura, se volessi potrei fregarmi chissà quale boccia di chissà quale accidenti di farmaco o soffocare con un cuscino qualche malato che mi sta sui coglioni.
Sembra un reparto da Shining.
Finchè decido di suonare il campanello e resto sul vano della porta ad aspettare l'infermiera.
Che esce stiracchiandosi dalla stanza di fronte, ora capisco, stava dormendo.
Le dico dell'allergia, stacca subito la flebo della soluzione salinica, anche a me quella roba fa allegia con buona pace di chi lo nega.
Le chiedo gentilmente, scusandomi mille volte per averla svegliata se sia possibile scrivere sulla cartella una richiesta per le analisi urgenti dell'urina, sento puzza di infezione renale, ho paura.
Lei risponde che non è abilitata, di aspettare il primario alle otto.
Io rispondo che alle otto è troppo tardi per fare un'analisi del genere.
Lei risponde che
non lo so che risponde, la gente non mi lascia parlare, non mi lascia spiegare, non mi lascia chiedere
fatemi parlare o v'ammazzo
fatemi parlare o v'ammazzo
fatemi parlare o v'ammazzo
Lascio perdere, è già tanto se ha staccato la flebo.
Ma mio marito comincia a sentirsi male.
Resisto, resisto, resisto.
Alle cinque ricordo di non aver preso il Gardenale, manca solo un attacco epilettico.
Il Gardenale cionca, in dieci minuti ti stende, mi sdraio sul letto vuoto a fianco.
Alle sei una voce chioccia, sgarbata, la riconoscerei tra mille.
L'altra subumana, quella che non s'è mai fatta vedere.
Blatera qualcosa circa il fatto che non ci si può sdraiare sui letti vuoti.
La mando affanculo mentalmente, intorpidita dal Gardenale la seguo per chiederle dove sta la macchinetta del caffè.
Risposta:
lei non va da nessuna parte se prima non rifà il letto
e da non so che armadio caccia fuori scorbutica non so che panni gettandomeli addosso.
Una lurida faccia da psicotica, pallida, isterica, due occhi assassini, la disumanità fatta persona.
ma quel scandale, bea!
Dieci anni d'ira repressa mi scappano a urla e bestemmie, per non ammazzarla mi costringo a rifare il letto sgualcito.
Ma siccome non sono paga entro nella camera degli infermieri, che esisteva evidentemente.
E trovo un tizio immerso a scrivere non so cosa.
Lo chiamo, non risponde, busso più forte, non ti s'incula per niente.
M'avvicino alla scrivania, si degna di ascoltare le prime due parole.
E subito, con fare da padreterno si mette a sogghignare che l'operazione di mio marito è una cazzata, di non stare a darmi pena ma quali analisi delle urine ma quale infezione
fatemi spiegare o v'ammazzo
fatemi spiegare o v'ammazzo
fatemi spiegare o v'ammazzo
non mi fa spiegare, gli infermieri del vecchio turno e quelli del nuovo sono tutti lì a difendersi l'uno con l'altro.
Dicono che sono passati.
Allora se sono passati perché non m'hanno tirato gi§ dal letto? Perché ho dovuto suonare il campanello? Dicono lei dormiva.
Alle tre!
Proprio quando mi sono accorta che mio marito stava male.
La mia parola contro la loro.
E allora gli giuro che la storia di quel loro abbandono notturno dei ricoverati in un reparto di chirurgia d'emergenza finirà su Internet. Qualcuno sghignazza, qualcuno deride, qualcuno prova a difendere la categoria adducendo a pretesto il fatto che io neanche sarei dovuta essere lì.
E meno male!
Meno male che c'ero cristosanto!
Finisce a male parole, vado a prendermi il caffè e aspetto il primario.
Ma mio marito s'è innervosito, Madre Ragione consiglia di calmarsi, il paziente è lui, esco a farmi passare le madonne tanto lì non si può stare, tra poco passa il primario, perfino la suora sudamericana è diventata subumana qui e in malo modo mi dice che io là non ci devo stare.
Fare una strage?
Non mi conviene.
Noi siamo Internet, non abbiamo padroni né caporedattori censori, non dobbiamo vendere il nostro silenzio per uno stipendio noi paghiamo per denunciare.
Torno in reparto, mio marito vuole andarsene con tutta la febbre.
E' successo che il signor primario ha difeso la categoria dei subumani e ha chiesto che i parenti non entrino se non dalle 12 alle 14. Come a dire: a quell'ora ci servite per dargli da mangiare così i vostri vomitosi pazienti non ci rompono i coglioni poi potete pure andarvene.
Per tornare il giorno dopo.
Gente che resta a guardare il soffitto, senza radio né televisione, sola come un cane per 24 maledette ore, io c'ero passata al San Camillo, certi momenti guardavo in giù nella tromba delle scale per vedere se era abbastanza alta da buttarcisi dentro e schioppare. Poi dice che uno diventa una belva umana.
Gammarota è contrario a lasciar uscire il paziente con la febbre, aveva richiesto le famose analisi delle urine ma oggi è il lunedì dello sciopero generale.
Irremovibile mio marito gli dice: io senza mia moglie qui non ci sto.
E malinconicamente ci diciamo arrivedeci, con l'eroe del quotidiano che compassionevole mi lascia il suo cellulare per l'emergenza. Lunedì, martedì e mercoledì a casa, mio marito con la febbre alta.
Finchè non cominciano a fare effetto gli antibiotici.
Stefano doc Amati è pronto ad arrivare in qualunque momento.
Ma intanto abbiamo passato ore devastanti.
E tutto perchè ho sgualcito un letto ai subumani, che neanche tocca a loro rifare i letti.
Subumani che passano la notte a dormire in un reparto di ghirurgia d'emergenza.
Vorrei raccontarlo a Skrap, non mi crederebbe.
Le infermiere di Skrap passano ogni mezz'ora con la lampadina tascabile per non accendere le luci grandi e controllano malato dopo malato, uno per uno cartella clinica alla mano.
Roma ladrona, Roma mignotta, Roma del vaffanculo.
Roma crocevia di tutta l'italica protervia, dell'indifferenza generale e della prepotenza dei frustrati.
Frustrati di tutto il mondo unitevi
venite a Roma e fatevi assumere nei posti fissi della sanità allo sfascio.
Se l'avrete preso in culo non preoccupatevi, qui potrete rifarvi strapazzando perfino i comatosi.
Tanto i primari saranno dalla vostra parte.
E i famigerati sindacati.
E tutta la Sinisca dei miei coglioni che v'ha insegnato a essere quei luridi bastardi che siete.
Ben tutelati dal famigerato articolo 18.
Fatemi parlare o v'ammazzo
fatemi parlare o v'ammazzo
fatemi parlare o v'ammazzo!
Vi ho visti fregarvi le scorte del vitto dei malati, v'abbiamo ripreso con la candid e non ve ne siete accorti, teste di cazzo qual siete. V'ho visto bistrattare gente in coma e m'avete legato mani e piedi al letto per non farmi parlare, sperando che mi mettessi a urlare e m'avreste mandato allo psichiatrico.
Non mi conoscete bastardi, ho resistito dieci giorni seguendo con l'orecchio freddo e assassino i vostri meretrici di là del paravento. Io so tutto di voi, bastardi.
Siete la categoria degli intoccabili?
Così pensate perché ricattate a destra e a manca e per farvi pagare il vostro silenzio
diventate padroni di interi reparti.
I medici sono le vostre prime vittime.
Gli Intoccabili non esistono, teste di cazzo. Io sono qui ancora viva e vegeta malgrado voi e la mia penna è ancora intatta, dieci ore di sonno e ho recuperato la lucidità che mai mi abbandona.
M'avete rotto il cazzo, non mi riconoscerete quando verrò col registratore nei reparti di tutti i lager romani.
Ho il mio fotografo di fiducia con la microcinepresa.
Attenti a voi, io ve l'ho giurata.
E il mio libro bianco, la mia documentazione non finirà sbiadita nei cassetti dei giornali o delle procure.
No.
Io pubblicherò a Parigi il libro bianco sui lager di questa capitale della maledizione, della corruzione, dell'omertà e della mafia.
Voglio vedere la faccia dei Francesi quando leggeranno la fatidica frase:
oggi ce sta Casasco, ce tocca lavora'.
Caro Sirchia, persona dabbene e d'onestà intellettuale
smetti di rompermi i coglioni con le tue crociate antifumo
e sguinzaglia quattro figli di mignotta nei lager romani a fare il lavoro che sto facendo io.
Poi vediamo se non passa in Parlamento l'abolizione dell'articolo 18!
Caro Bossi m'hai rotto il cazzo
tu e la tua Roma ladrona
che non ti crede nessuno perché non hai mai supportato le tue accuse con delle prove certe
sguinzaglia una ridda di giovinastri affamati in tutti i ministeri, negli uffici postali, in qualunque posto dove si ruba lo stipendio allo Stato e ai lavoratori
financo nella direzione generale dell'Inps
e riprendili tutti quanti ai loro posti di lavoro, sedie vuote e bar affollati.
Caro Tremonti
che ti sei messo a far rapine a mano armate tagliaggiando povera gente che si sbatte il culo per sopravvivere
esci un attimo dal tuo ufficio del cazzo, sì, proprio lì all'Eur
e fatti un giro per negozi, bar, esercizi pubblici
li trovi tutti lì i tuoi non lavoratori milionari rubastipendi ai quali mollare multe da otto miliardi cadauno
o da licenziare in tronco, caro Maroni.
O debbo pensare che anche voi non avete nessuna voglia di scontentare la plebaglia che v'ha promesso di votarvi.
O non avete il coraggio di governare
signori Fini e Berlusconi.
Voi la Destra?
Ma fatemi il piacere.
I veri padroni d'Italia sono loro, signori miei,
i pooooooveri lavoratori sfruttati degli enti pubblici.
Gente da passare per le armi.
Subito, adesso, now!
Ma già, voi siete democratici, voi siete tolleranti.
E allora andatevene a casa, toglietevi dalle palle.
Perchè non esiste cosa più
turpe dell'oltraggio a un malato.
A gente che non può difendersi.
E infine voi amici miei
che per quattro urlacci di bea vi scandalizzate e mi fate sapere che se continuo così la gente si stufa.
La gente si stufa?
VOI vi stufate
IO mi sono rotta il cazzo.
A parlar chiaro di va.
Disconnettemi stomaci delicati chè posso vivere senza di voi.
Non so voi senza il mio grande senso di giustizia ch'era una garanzia per chiunque, anche per voi che vi scandalizzate.
Voi vi stufate?
No signori,
Bea è Orgoglio&kamikaze, ci pensa da sola a disconnettere se stessa.
Questa finta filosofia della finta tolleranza m'ha scassato le palle.
Se a voi sta bene così è perché non è toccato a voi.
E' perché se tocca al vostro vicino di casa o collega d'ufficio non vi frega un cazzo.
E allora bea non accetta lezioni di savoir vivre dai falsi predicatori dell'uguaglianza
né dagli indifferenti profeti dell'orientalismo
né dai menefreghisti di mestiere.
E infine tu popolo della blogosfera che mi rompi il cazzo con l'antiberlusconismo dei miei coglioni.
Vienti a fare un giro nei lager romani.
Raccontale a quei poveri medici e ai loro malati le tue stronzate.
Le tue seghe mentali.
Le tue pseudorivoluzioni del cazzo.
E poi andiamoci tutti alla verifica
degli errori
delle colpe
delle responsabilità
che hanno corroso milioni di cervelli come il più funesto dei carcinoma a metastasi.
La stabilità reale del posto di lavoro.
Ovvero la licenza di uccidere senza essere licenziati.
Alleluiah!
mariemarion
bisogna avere un caos dentro di sé per generare una stella
Nietzsche
[da Una Donna Per Amico]
Domenica 7 mattina, altro incubo altro regalo.
Mio marito con dolori lancinanti, penso subito all'ernia strozzata.
Stefano doc Amati, reperibilità anche festiva anche notturna anche ferragostiana anche sempre sentenzia tranquillo: ernia, pronto soccorso.
Mi si blocca lo stomaco, le gambe non camminano, ci metto due ore a trovare in me la forza per andare al pronto soccorso del Sant'Eugenio,
dieci volte che ci sono passata, dieci brutte esperienze.
Non ho paura della malattia, ho buoni medici e sacri scienziati.
Miti insomma, miti veri.
Madre Ragion Pura non mi permetterebbe mai di offenderla mitizzando feccia umana.
Ho paura della mondezza.
Arriviamo al pronto soccorso, il solito impiegato lemme lemme presenta il modulo.
IL MODULO DA RIEMPIRE A UNO CHE SI TRASCINA PER TERRA URLANDO DAL DOLORE!!!!
C'ero partita con l'ascia di guerra, qualcuno al mio fianco pietosamente riempie il modulo prima che lo ficchi da qualche pertugio del mondezzaio di turno, ci mandano in sala 3.
Nessuno si sogna di accompagnare il paziente in barella, dobbiamo farcela da soli, mi viene da vomitare.
Ma arrivo al traguardo della scrivania del medico di turno.
E ancor prima di stramazzare al suolo eccoti il secondo numero, altra mondezzaia, altro regalo.
L'INFERMIERA!
Mi caccia sgarbatamente.
Ammè.
C'ero partita con le madonne, gliel'avevo giurata al Sant'Eugenio.
Riapro delicatamente la porta che la subumana m'ha delicatamente chiuso in faccia e m'avvicino alla scrivania del medico di turno, un bravo ragazzo, lui.
LEI COSA VUOLE, CHI E' LEI, DEVE USCIRE!
Provo a dire che
LEI COSA VUOLE, CHI E' LEI, DEVE USCIRE!
Cos'è, un nastro registrato?
Ringhio: sono la moglie; ringhio ancor più assassina: e il suo medico personale.
Non volevo millantare credito, l'anamnesi di quel povero marito mio la faccio sempre io col medico di turno perchè se lo lascio solo rischia di vedersi amputato il piede al posto di quella povera signora, tant'è la sua paura.
Il mio è un modo di dire tra l'ironico e il disperato.
La subumana si calma e scortesemente avverte il medico di turno che io sono una collega.
Alleluia subumani!
Il dottorino è bravo e cortese, chiama immediatamente un chirurgo e intanto provvede a tamponare un po' il dolore.
Scende il chirurgo, tranquillo, veloce, cortese, di quelli che ti mettono fiducia subito.
E' l'ernia, sta per strozzarsi.
Ce l'ha da dieci anni mio marito quella bestia lì, ci andava a lavorare al Palaeur fingendo che non ci fosse, lui la chirurgia mai, non li hanno presentati, sembriamo io e l'hardisk, si odiano, fiducia niente.
Ma un mitico Francesco Gammarota chirurgo dell'emergenza della ASL Roma C si siede vicino a lui, lo tranquillizza, pacatamente gli spiega,
lo fa ragionare, gli racconta i pro che non ce ne sono e i contro che ci sono tutti e finalmente mio marito si convince, è
ricovero immediato, è intervento urgente, oggi, adesso, now.
Gli butterei le braccia al collo al Gammarota per quanto è stato bravo, mio marito non s'è mai lasciato convincere da nessuno, mai in 36 anni che lo conosco.
Ma subito mi metto nei suoi panni e mi sento male per lui, quattro interventi al cervello sono stati una passeggiata per una come me, c'erano Skrap o Casasco, che cazzo mi fregava.
E in dieci anni ci si abitua a tutto.
Anche a vedersi gettare sui piedi lo straccio per lavare in terra dal secondino di turno perché gli passi nel corridoio che ti stai pisciando sotto dal Lasix, mentre lui indegnamente sta fingendo di lavorare.
E mi dicevo, semicieca, epilettica, disperata: stringi i denti bea non mollare non dargliela vinta, crepa più tardi ma non davanti a questo bastardo.
Tutte le mattine era così, uno stillicidio durato mesi.
Al Policlinico invece, Neurologia Seconda, era toccata a mio marito.
Semiparalizzato in faccia per una miastenia gravis, incapace di masticare, i subumani gli sbattevano sul tavolino spezzatino e piselli o fettine immasticabili.
Invano i medici missionari, gente che oggi vorrei pubblicamente ringraziare, un reparto diretto da una mitica dottoressa Ada Francia che peraltro in quel frangente s'è occupata anche della mia ciclotimia, invano questa gente di trincea, veri eroi del quotidiano, esortavano il personale paraculo più che paramedico a segnare per mio marito un vitto più delicato. Niente da fare, me lo portavo da casa e vaffanculo.
Scriverò un libro bianco sul personale paraculo paramedico soprattutto subumano degli ospedali romani, e lo farò mangiare a Sirchia a pezzetti, lui e i suoi privilegiatissimi centri d'eccellenza del cazzo.
Torniamo al Sant'Eugenio. Intervento perfetto, l'anestesista Paola Mastrofrancesco, una ragazza bellissima quanto di maniere delicate evita l'anestesia totale optando per l'epidurale, mio marito esce dalla camera operatoria con la capoccia dritta giusto per impicciarsi come al solito, E' tutto contento, mi dice: so' bravi!
Il terzo dell'equipe di Gammarota è Valter Lombardi.
Per mezzo intestino di fuori sceso giù fino al testicolo.
So' bravi!
In camera, alle ventuno ripassa Gammarota a vedere come sta il paziente, mi chiedo come madonna faccia a stare ancora in piedi, io non ho fatto un cazzo e vorrei solo sbracarmi per terra, disconnettere il mondo e dormire.
Non ci penso nemmeno, salutato il chirurgo dal volto umano so bene cosa ci aspetta.
I subumani, gli infermieri di merda, il personale paraculo paramedico.
Però non si vedono e non si sentono, restiamo lì in parecchi a far compagnia al malato e mentre si ride si chiacchiera si cazzeggia per tenerlo su mi chiedo come mai così buoni... boh.
Resto da sola, lui dorme io no.
All'una le voci si spengono e le luci anche, un silenzio assoluto e abbastanza inquietante.
Alle tre mio marito comincia a presentare chiari segni di allergia da qualcosa, è improvvisamente gonfio, rosso sul volto, non mi piace. Mi faccio avanti e indietro tutto il corridoio per chiamare qualcuno.
Niente di niente, il silenzio più assoluto.
Invano cerco la camera degli infermieri, di solito per quanto bastardi c'era dappertutto. Magari ti rispondevano male, però c'erano sempre in qualche cazzo di camera a parlare di calcio e a farsi il caffè.
A Udine la camera degli infermieri era il mio passatempo notturno, là si viveva, si fumava, si raccontavano piccole e grandi storie di vita, si facevano gli astri, a NeuroFreude di Udine Lucia ci faceva gli spaghetti con le vongole, a noi e al neurochirurgo di turno, eravamo una famiglia.
Poi dice che questa non è Roma ladrona.
No, peggio, è Roma mignotta come tutte le mignotte che la abitano e magnaccia come tutti i magnaccia che la abitano.
E' la capitale di chi non ha voglia di fare un cazzo e vuole vivere di rendita inculandosi il mondo.
Nessuno, il silenzio di quel reparto mette paura, se volessi potrei fregarmi chissà quale boccia di chissà quale accidenti di farmaco o soffocare con un cuscino qualche malato che mi sta sui coglioni.
Sembra un reparto da Shining.
Finchè decido di suonare il campanello e resto sul vano della porta ad aspettare l'infermiera.
Che esce stiracchiandosi dalla stanza di fronte, ora capisco, stava dormendo.
Le dico dell'allergia, stacca subito la flebo della soluzione salinica, anche a me quella roba fa allegia con buona pace di chi lo nega.
Le chiedo gentilmente, scusandomi mille volte per averla svegliata se sia possibile scrivere sulla cartella una richiesta per le analisi urgenti dell'urina, sento puzza di infezione renale, ho paura.
Lei risponde che non è abilitata, di aspettare il primario alle otto.
Io rispondo che alle otto è troppo tardi per fare un'analisi del genere.
Lei risponde che
non lo so che risponde, la gente non mi lascia parlare, non mi lascia spiegare, non mi lascia chiedere
fatemi parlare o v'ammazzo
fatemi parlare o v'ammazzo
fatemi parlare o v'ammazzo
Lascio perdere, è già tanto se ha staccato la flebo.
Ma mio marito comincia a sentirsi male.
Resisto, resisto, resisto.
Alle cinque ricordo di non aver preso il Gardenale, manca solo un attacco epilettico.
Il Gardenale cionca, in dieci minuti ti stende, mi sdraio sul letto vuoto a fianco.
Alle sei una voce chioccia, sgarbata, la riconoscerei tra mille.
L'altra subumana, quella che non s'è mai fatta vedere.
Blatera qualcosa circa il fatto che non ci si può sdraiare sui letti vuoti.
La mando affanculo mentalmente, intorpidita dal Gardenale la seguo per chiederle dove sta la macchinetta del caffè.
Risposta:
lei non va da nessuna parte se prima non rifà il letto
e da non so che armadio caccia fuori scorbutica non so che panni gettandomeli addosso.
Una lurida faccia da psicotica, pallida, isterica, due occhi assassini, la disumanità fatta persona.
ma quel scandale, bea!
Dieci anni d'ira repressa mi scappano a urla e bestemmie, per non ammazzarla mi costringo a rifare il letto sgualcito.
Ma siccome non sono paga entro nella camera degli infermieri, che esisteva evidentemente.
E trovo un tizio immerso a scrivere non so cosa.
Lo chiamo, non risponde, busso più forte, non ti s'incula per niente.
M'avvicino alla scrivania, si degna di ascoltare le prime due parole.
E subito, con fare da padreterno si mette a sogghignare che l'operazione di mio marito è una cazzata, di non stare a darmi pena ma quali analisi delle urine ma quale infezione
fatemi spiegare o v'ammazzo
fatemi spiegare o v'ammazzo
fatemi spiegare o v'ammazzo
non mi fa spiegare, gli infermieri del vecchio turno e quelli del nuovo sono tutti lì a difendersi l'uno con l'altro.
Dicono che sono passati.
Allora se sono passati perché non m'hanno tirato gi§ dal letto? Perché ho dovuto suonare il campanello? Dicono lei dormiva.
Alle tre!
Proprio quando mi sono accorta che mio marito stava male.
La mia parola contro la loro.
E allora gli giuro che la storia di quel loro abbandono notturno dei ricoverati in un reparto di chirurgia d'emergenza finirà su Internet. Qualcuno sghignazza, qualcuno deride, qualcuno prova a difendere la categoria adducendo a pretesto il fatto che io neanche sarei dovuta essere lì.
E meno male!
Meno male che c'ero cristosanto!
Finisce a male parole, vado a prendermi il caffè e aspetto il primario.
Ma mio marito s'è innervosito, Madre Ragione consiglia di calmarsi, il paziente è lui, esco a farmi passare le madonne tanto lì non si può stare, tra poco passa il primario, perfino la suora sudamericana è diventata subumana qui e in malo modo mi dice che io là non ci devo stare.
Fare una strage?
Non mi conviene.
Noi siamo Internet, non abbiamo padroni né caporedattori censori, non dobbiamo vendere il nostro silenzio per uno stipendio noi paghiamo per denunciare.
Torno in reparto, mio marito vuole andarsene con tutta la febbre.
E' successo che il signor primario ha difeso la categoria dei subumani e ha chiesto che i parenti non entrino se non dalle 12 alle 14. Come a dire: a quell'ora ci servite per dargli da mangiare così i vostri vomitosi pazienti non ci rompono i coglioni poi potete pure andarvene.
Per tornare il giorno dopo.
Gente che resta a guardare il soffitto, senza radio né televisione, sola come un cane per 24 maledette ore, io c'ero passata al San Camillo, certi momenti guardavo in giù nella tromba delle scale per vedere se era abbastanza alta da buttarcisi dentro e schioppare. Poi dice che uno diventa una belva umana.
Gammarota è contrario a lasciar uscire il paziente con la febbre, aveva richiesto le famose analisi delle urine ma oggi è il lunedì dello sciopero generale.
Irremovibile mio marito gli dice: io senza mia moglie qui non ci sto.
E malinconicamente ci diciamo arrivedeci, con l'eroe del quotidiano che compassionevole mi lascia il suo cellulare per l'emergenza. Lunedì, martedì e mercoledì a casa, mio marito con la febbre alta.
Finchè non cominciano a fare effetto gli antibiotici.
Stefano doc Amati è pronto ad arrivare in qualunque momento.
Ma intanto abbiamo passato ore devastanti.
E tutto perchè ho sgualcito un letto ai subumani, che neanche tocca a loro rifare i letti.
Subumani che passano la notte a dormire in un reparto di ghirurgia d'emergenza.
Vorrei raccontarlo a Skrap, non mi crederebbe.
Le infermiere di Skrap passano ogni mezz'ora con la lampadina tascabile per non accendere le luci grandi e controllano malato dopo malato, uno per uno cartella clinica alla mano.
Roma ladrona, Roma mignotta, Roma del vaffanculo.
Roma crocevia di tutta l'italica protervia, dell'indifferenza generale e della prepotenza dei frustrati.
Frustrati di tutto il mondo unitevi
venite a Roma e fatevi assumere nei posti fissi della sanità allo sfascio.
Se l'avrete preso in culo non preoccupatevi, qui potrete rifarvi strapazzando perfino i comatosi.
Tanto i primari saranno dalla vostra parte.
E i famigerati sindacati.
E tutta la Sinisca dei miei coglioni che v'ha insegnato a essere quei luridi bastardi che siete.
Ben tutelati dal famigerato articolo 18.
Fatemi parlare o v'ammazzo
fatemi parlare o v'ammazzo
fatemi parlare o v'ammazzo!
Vi ho visti fregarvi le scorte del vitto dei malati, v'abbiamo ripreso con la candid e non ve ne siete accorti, teste di cazzo qual siete. V'ho visto bistrattare gente in coma e m'avete legato mani e piedi al letto per non farmi parlare, sperando che mi mettessi a urlare e m'avreste mandato allo psichiatrico.
Non mi conoscete bastardi, ho resistito dieci giorni seguendo con l'orecchio freddo e assassino i vostri meretrici di là del paravento. Io so tutto di voi, bastardi.
Siete la categoria degli intoccabili?
Così pensate perché ricattate a destra e a manca e per farvi pagare il vostro silenzio
diventate padroni di interi reparti.
I medici sono le vostre prime vittime.
Gli Intoccabili non esistono, teste di cazzo. Io sono qui ancora viva e vegeta malgrado voi e la mia penna è ancora intatta, dieci ore di sonno e ho recuperato la lucidità che mai mi abbandona.
M'avete rotto il cazzo, non mi riconoscerete quando verrò col registratore nei reparti di tutti i lager romani.
Ho il mio fotografo di fiducia con la microcinepresa.
Attenti a voi, io ve l'ho giurata.
E il mio libro bianco, la mia documentazione non finirà sbiadita nei cassetti dei giornali o delle procure.
No.
Io pubblicherò a Parigi il libro bianco sui lager di questa capitale della maledizione, della corruzione, dell'omertà e della mafia.
Voglio vedere la faccia dei Francesi quando leggeranno la fatidica frase:
oggi ce sta Casasco, ce tocca lavora'.
Caro Sirchia, persona dabbene e d'onestà intellettuale
smetti di rompermi i coglioni con le tue crociate antifumo
e sguinzaglia quattro figli di mignotta nei lager romani a fare il lavoro che sto facendo io.
Poi vediamo se non passa in Parlamento l'abolizione dell'articolo 18!
Caro Bossi m'hai rotto il cazzo
tu e la tua Roma ladrona
che non ti crede nessuno perché non hai mai supportato le tue accuse con delle prove certe
sguinzaglia una ridda di giovinastri affamati in tutti i ministeri, negli uffici postali, in qualunque posto dove si ruba lo stipendio allo Stato e ai lavoratori
financo nella direzione generale dell'Inps
e riprendili tutti quanti ai loro posti di lavoro, sedie vuote e bar affollati.
Caro Tremonti
che ti sei messo a far rapine a mano armate tagliaggiando povera gente che si sbatte il culo per sopravvivere
esci un attimo dal tuo ufficio del cazzo, sì, proprio lì all'Eur
e fatti un giro per negozi, bar, esercizi pubblici
li trovi tutti lì i tuoi non lavoratori milionari rubastipendi ai quali mollare multe da otto miliardi cadauno
o da licenziare in tronco, caro Maroni.
O debbo pensare che anche voi non avete nessuna voglia di scontentare la plebaglia che v'ha promesso di votarvi.
O non avete il coraggio di governare
signori Fini e Berlusconi.
Voi la Destra?
Ma fatemi il piacere.
I veri padroni d'Italia sono loro, signori miei,
i pooooooveri lavoratori sfruttati degli enti pubblici.
Gente da passare per le armi.
Subito, adesso, now!
Ma già, voi siete democratici, voi siete tolleranti.
E allora andatevene a casa, toglietevi dalle palle.
Perchè non esiste cosa più
turpe dell'oltraggio a un malato.
A gente che non può difendersi.
E infine voi amici miei
che per quattro urlacci di bea vi scandalizzate e mi fate sapere che se continuo così la gente si stufa.
La gente si stufa?
VOI vi stufate
IO mi sono rotta il cazzo.
A parlar chiaro di va.
Disconnettemi stomaci delicati chè posso vivere senza di voi.
Non so voi senza il mio grande senso di giustizia ch'era una garanzia per chiunque, anche per voi che vi scandalizzate.
Voi vi stufate?
No signori,
Bea è Orgoglio&kamikaze, ci pensa da sola a disconnettere se stessa.
Questa finta filosofia della finta tolleranza m'ha scassato le palle.
Se a voi sta bene così è perché non è toccato a voi.
E' perché se tocca al vostro vicino di casa o collega d'ufficio non vi frega un cazzo.
E allora bea non accetta lezioni di savoir vivre dai falsi predicatori dell'uguaglianza
né dagli indifferenti profeti dell'orientalismo
né dai menefreghisti di mestiere.
E infine tu popolo della blogosfera che mi rompi il cazzo con l'antiberlusconismo dei miei coglioni.
Vienti a fare un giro nei lager romani.
Raccontale a quei poveri medici e ai loro malati le tue stronzate.
Le tue seghe mentali.
Le tue pseudorivoluzioni del cazzo.
E poi andiamoci tutti alla verifica
degli errori
delle colpe
delle responsabilità
che hanno corroso milioni di cervelli come il più funesto dei carcinoma a metastasi.
La stabilità reale del posto di lavoro.
Ovvero la licenza di uccidere senza essere licenziati.
Alleluiah!
mariemarion